Pier's profilePiccolo Principe 55PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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Scala in disuso
Scala in disuso, senza più un fine, abbandonata. Gradini violentati da tempeste, sole, gelo. Manate di terriccio ai cantucci, ciuffi d’erba silvana. Eppur un tempo eri splendore! Quanti esseri hai accompagnato alla terrazza attigua cani, gatti, i loro padroni ad ammirar la vista lacustre. Più bella al mattino la visione con la luce novella, l’occhio non stanco, limpidezza senza appanni di calore boschi in discesa il blu dell’acque in lontananza. Ricordi di epoche andate, costumi lussuosi, uniformi d’ufficiali. Avventure. Baci d’amanti fuggevoli frasi d’amore che ti creavano imbarazzi. Scala, scala ormai cieca, dove sono quelle parole pronunziate? I palpiti delle fanciulle, i loro sospiri? Ormai morte, trapassate quelle labbra rosa appena, come le tue alzate martoriate senza più ramazze a levar quelle polveri antiche. Orme di gatti selvatici fringuelli posati alle balaustre non fuggono più assente il calpestar dei passi, aspettando l’ombra lugubre dalla loggia ch’ora s’erge di pilastri armati, rivestiti poi per tre piani ancora verso il cielo.
Pier" Guccini "Don Chischiotte"![]() "Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora,
solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora: per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri !" Pier" Il gelatoPer tre settimane durante le mie estati da bambino, venivo sistematicamente spedito dai miei genitori in colonia, sulla riviera Romagnola. Non conservo ricordi entusiastici di quella specie di “vacanze”, ricordo tanta solitudine e timidezza, quando mi mettevo da parte fingendo di disegnare col dito delle forme sul selciato, osservando invece con la coda dell’occhio gli altri bambini che schiamazzavano felici, e chiedendomi del perché non sentissero quel vuoto dentro il cuore che avvertivo io, in quella lontananza obbligata da casa dai punti fermi della mia novella vita. Però di queste grigie estati ricordo una particolarità ...Nel salone del refettorio ad ogni fine pranzo i bambini sognavano un gelato, vivanda proibitiva per quei primi anni sessanta, che però, le signorine della colonia nostre precettrici, si gustavano golosamente nella tavolata dei “grandi”, incuranti di tutti i nostri occhi golosi che le aiutavano a leccare quella squisitezza. Io ero già contento che venisse servita la frutta, che abbondava in quelle zone di pianura, dato che sulla tavola di casa mia si vedeva solo nei giorni di festa, o nel cesto mescolata ai pochi dolci per far sembrare più abbondante il dono di Natale. Fatto sta, che un giorno mi venne una grande idea tenendo nel pugno della manina una pera a testa in giù... iniziai girandola piano a rosicchiarla con gl’incisivi sulla parte rotonda e superiore, rodendo però solo la buccia gialla fino a lasciare trasparire la polpa del frutto che alla fine assumeva le sembianze di una pallina bianca di gelato. Nacque così la pera gelato, che in breve tempo divenne il dessert dei vicini di posto e poi di tutti i bambini della tavolata, che succhiavano come me quella suggestione, fino a che si resisteva alla tentazione di morderla...osservando poi con invidia chi riusciva a trattenersi, amplificando il loro gesto di leccare, per infonderci quel pizzico d’invidia che certo meritavano...
Pier”
August 06 Una città senza donneAugust 02 Il mio angelo
E' scivolato un angelo dal nido del mio cuore. Un angelo di lacrime e felicità... di poesie e canzoni... di tramonti e pioggia. Un angelo che sapeva amarmi... che amo. E la notte cammina scura in volto, con le stelle in tasca e la luna sotto il cappello, ed io non so vedere oltre il buio di quella malinconia. Aspetterò... sperando che quell'angelo mi chiami per nome.... mi gridi “ti amo!” Stanco di leggerlo sul giornale del mattino, ormai vecchio.. come me.
Pier" |
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