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Piccolo Principe 55

I SOGNI DI PIER...
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Pier Abrami

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C'è un punto....

 
 
 
 
 

C’è un punto nel nulla,

una piccola stella dove si abbracciano i nostri desideri, i sogni.

E noi ci troviamo là,

dove la sera si toglie l’abito lungo per vestirsi di notte...

dove l’universo è ancora troppo piccolo

per farci sentire soli...

una dimensione in cui le parole scritte sono sussurri di voce

e chiudendo gli occhi si possono sentire i baci,

si possono offrire...

 

 

Pier"

 
 
 
 
 

Far l'amore

 
 
 
 
 

Estremi incogniti dell’essere

ardono glaciali il sangue del piacere

brividi che strisciano le ossa

rasano la carne

solleticano il nervo

esplodendo in tendini retti

folate di drago

strozzandosi poi le viscere in grembo.

L’arco della vita teso

di mille frecce

che vibrano verso il centro del sole

oltre alberi nuvole montagne

inondando urlanti la luce bianca

dov’è lei che attende

aprendosi al tuo pensiero.

L’apice dell’averti

dalle radici guizza oltre il corpo

che non vuol ritenere

l’immaginar d’entrarti

sempre più intenso

sempre più immenso

rabbonendo poi il vento

scemando dolcemente alla quiete

come dopo il naufragio

come dopo le botte

con lo stesso abbandono!

 

 

Pier"

Da Michelangelo

 
 
 
Francobollo
olio su tela 50x70
1990
 
Pier"

Trompe l'oeil

 
 
 
 
Terrazza su lago
320x190
Acrilico su intonaco
2001
 
Pier"

Piano...piano....

 
 
 
 
 
 

Piano piano…come s’una barca a remi…un mare placido...come il moto dei pianeti….come una lieve tristezza…un attimo di tenerezza. Piano piano…come il cerchio della luna…il bagliore delle stelle….il riflesso dell’aurora. Piano piano…come cresce una figlia…come la sera sbadiglia...come la lacrima d’ un capriccio…. come il respiro del suo sonno. Piano piano…ma inesorabilmente ci avviciniamo, come il movimento di tutte le cose nominate che ci accompagnano…piano piano…piano piano..


Pier”

L'attesa....

 
 
 
 
 
L'attesa
olio su tela 40x60
2006
 
Pier"

Grecia

 

 

 

dome1

 

 

 

Quelle tende bianche a strisce blu

rigonfiate dalla brezza del mare

ti destano con la carezza del sole mattutino,

che rimbalza virando fra vetri, specchi

e l’ottone del comodino.

Ricordi d' infiniti panni stesi

che giocano leggeri

assumendo forme di sipari, vele,

lenzuola quando sotto ci fai l’amore.

Rotondità di seni, glutei…

coscia fra cosce divaricate

piccole e grandi labbra espanse

che liberano l’umore tiepido, il desiderio!

Ed ora giaci abbandonato,

per smarrirti in bonacce senz’alito,

con mille femmine ma senza compagnia...

Ed il vento sulle tende,

un ricordo

sotto il cielo arido.

 

 

Pier"

 
 
 
 
 

Sogno in allestimento...

 
 
 
 
                              
 
 
 
 
 
Sogno in allestimento
 
(2009)
 
 
Pier"

Gioco di sguardi

 
 
 
 
Gioco di sguardi
 
olio su tela 60x180
(1998)
 
Pier"
July 06

Guarda...

 
 
 
 
 
 
 
Pier"
 
 
 
 
 
 

Le sabbie bianche

 
 
 
 
 
 
 

Tace il vento nella serena notte,

 

discreta l’onda rallenta battendo gli scogli.

 

Sussurrar appena delle cicale il canto...

 

Due corpi congiunti fra le sabbie bianche.

 

 

Pier" 

I due Arlecchini

 
 
 
Due Arlecchini
 
Acrilico su tela 60x120
1995
 
Pier"

Il treno perso (2002)

 

 

 

 

 

Sentivo il cuore volersi vomitare dalla gola ma non volevo cessare la mia pazza corsa, non avevo gambe, fiato, occhi da guardare. Solo quel treno d’arrivare, quel maledetto carrozzone arrugginito che m’attendeva da sempre. Il marciapiede non era lontano, sentivo l’aria intrisa di esseri strani, Mediorientali, negri d’’Africa, accattoni su panche sradicate, poi olezzo di piscia più deciso negli angoli, dietro i sostegni, luridi vagoni ferroviari all’avvio che tremavano il cemento e mi fuggivano. Mi s’apri il binario che non era percorso, solo un vento di bomba esplosa, una lugubre aria che s’apprestava a riempire il vuoto lasciato dall’ultimo vagone, lontano sulla curva della vita, persa ancora come sempre per le cose che mi sono accorse e che mai avrò. M’accasciai sul lastrone grigio, trattenei appena il capo evitando che si crepasse all’impatto, vidi il mondo di traverso, passi, scarpe, braghe, tacchi, valige, carretti, cani al guinzaglio che fiutavano il vomito essiccato a due spanne dall’occhio. Mi scordavo a volte di tirare il fiato e questo mi provocava delle pugnalate nella gola che rimbalzavano nel cuore ingoiando quell’aria di fretta, perdurava quella lacerazione interiore finché mi riusciva d’emettere ruttando quell’aria non tollerata. Anche le lacrime non sapevano emozionare quell’estasi del nulla, del nessuno che mi sentivo, che ero. Pensai ai convogli che passavano quella stazione senza sostare e mi parve un’idea non male perdersi fra le loro pulegge. Quanto è facile passare di la quando nemmeno la vita ci appartiene. Mi stavo ancora organizzando il funerale quando quattro strisce rosse mi sollevarono a forza con qualche calcetto gentile e bestemmia sussurrata. Pensarono loro a levarmi il porta denari e dirmi chi ero. Assentii, ma non ascoltai quel nome, mi ero già condannato all’anonimato, decisi che non mi meritavo più un’entità. Presi sonno sul pulmino, col vetro freddo sulla guancia. Mi destai di vomito doloroso, fra bestemmie di esseri tutti uguali, tutti ben stirati. Uno sganassone mi schiantò sul bordo della lastra lacerandomi due dita di capo. Mi porse della carta bianca abbastanza morbida quello che portava i baffi. Non ce la feci a ringraziarlo di sguardo, ma lo pensai. Conobbi delle case sapute dal vetro appannato, conobbi quella che era la mia. Svenni non so quanto. La mano della mia compagna mi carezzava con fare maniaco i capelli, veci per aprire totalmente gli occhi ma mi piacque quella situazione da fanciullo. Pensai a mia madre che operava coccolarmi in quella maniera, pensai a lei, mia moglie, che per darmi quell’affetto aveva atteso che perdessi il treno.

 

 

Pier”

 

Scala su terrazza a vista (Trompe l'oeil)

 

 

Scala su terrazza a vista

acrilico su intonaco

120x280

(1999)

 

Pier"

July 05

Bellamore

 
 
 
 
 
Bellamore
 
 
Bellamore Bellamore non mi lasciare,
Bellamore Bellamore non mi dimenticare.
Rosa di Primavera, isola in mezzo al mare,
lampada nella sera, Stella Polare.
Bellamore Bellamore, fatti guardare,
nella luna e nel sole fatti guardare.
Briciola sulla neve, lucciola nel bicchiere,
Bellamore Bellamore, fatti vedere.
E vieniti a sedere, vieniti a riposare,
su questa poltroncina a forma di fiore.
Questa notte che viene non darà dolore,
questa notte passerà, senza farti del male.
Questa notte passerà, o la faremo passare.
Bellamore Bellamore, non te ne andare.
Tu che conosci le lacrime e le sai consolare.
Bellamore Bellamore non mi lasciare,
tu che non credi ai miracoli ma li sai fare.
Bellamore Bellamore fatti cantare,
nella pioggia e nel vento, fatti cantare.
Paradiso e veleno, zucchero e sale,
Bellamore Bellamore, fatti consumare.
E vieniti a coprire, vieniti a riscaldare,
su questa poltroncina a forma di fiore.
Questo tempo che viene non darà dolore,
questo tempo passerà, senza farci del male.
Questo tempo passerà o lo faremo passare.
 
 
Pier"

Ponderando...

 

A volte è una canzone che mi porta a te...altre volte sono i colori della nostalgia a farlo, altre ancora sono i sogni della solitudine che assumono le tue sembianze. Ed io sono qui...con la mia promessa di aspettare qualcosa che non so, anestetizzando il mio amore...il mio dolore. Spesso ho atteso invano i favori della vita, molte volte mi sono illuso...altre nemmeno ci speravo più tanto era palese quell'assurda opportunità. Così resto in attesa, senza aver nulla da perdere se non il mio tempo svalutato giorno dopo giorno...in eccesso di ribasso, con le mani appoggiate alla soglia e lo sguardo mirato in quel vuoto oltre la finestra, in quella lontananza senza punti di riferimento...come per un ago di bussola impazzito, cercando un motivo plausibile a questa bonaccia, una ragione che ormai respira a fatica, e sarebbe già spirata se non fosse per la forza del mio cuore, del mio amore.

 

Pier”

 
 
 

Natura morta

 
 
 
 
 
 
Natura morta
 
Litro di vetro, mela verde e piatto di cipolle
 
olio su tela 50x60
 
1984
 
 
Pier"

Sull'abbandono...

 
Non si calpesta un amore...
 
 
 

 

Non si calpesta un amore,

quell’erba d' innocenti steli gracili

da spezzarsi ad un soffio appena più severo.

Riverranno quei gambi verde smeraldo

trapassando asfalti, cementi, pietre,

per riavere ancora quel sole, quella luce.

Sostando nella notte

per scoprirsi all’aurora

cosparsi di lacrime fresche,

finche il nuovo astro, la brezza novella,

essiccherà quella commozione

finché l’amore si scoprirà… appassito!

 

Pier"

 

 

 

 

Non si affoga un amore...

 

 

 


Non si affoga un amore,

quella sabbia bianca

non sa più liberarsi nel vento,

sorpresa dalla marea,

sommersa.

Aspetterà la bassa,

tergerà ai raggi,

all’aria,

virerà poi in tonde

curve spensierate,

appesa alle nuvole candide.

Finché l’amore ormai assente

la scoprirà arida…

abbandonandoti nei tuoi deserti!

 

 

Pier"

 

 

 

Parole...

 
 
 
 
Il piacere di scoprire definizioni nuove,

suoni mai uditi, significati sconosciuti.

Amare le alternanze delle vocali, consonanti,

particelle grammaticali,

punteggiature come decori.

Tempi di verbi, coniugazioni

lontane come le storie che vai a narrare,

giocando con i linguaggi, i concetti.

Descrizioni di tonalità,

distanze tinteggiate di colori,

come ricordi tenui,

espressivi della visione di cui godi

nel ripassare, poi correggere.

Rendere più scorrevole lo scritto,

con l’innesto di altri lemmi scomposti,

ricomposti con suoni nuovi,

più adatti, dolci da pronunziare.

Bella la lingua Italiana,

bello comporla, abbozzarla.

Descrivere quelle sottigliezze della vita,

accogliendole nell’anima mutevole,

nel sogno tuo.

Bello il punto e virgola, l’apostrofo a mezz’aria,

i puntini di sospensione che trattengono il fiato,

il più autorevole, non opinabile, quello a capo.

Bello chi ne gode la lettura.

“Azzurre trasparenze, lontananze!”

Pronunziar il fraseggio a toni bassi,

sibilanti, percepiti appena.

Splendido il non resistere dall’accordare

qualsiasi armonia che mi detta la mente,

in quelle notti che m’avverte

della sua voglia di viaggiare,

narrar di quei mondi vergini,

per chi ne sa rallegrarsi, amando

queste gradevoli incisioni d’inchiostro

sulla carta, che prima era bianca,

vuota, come la vita anzi!

 

 

Pier"