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Piccolo Principe 55I SOGNI DI PIER... |
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C'è un punto....C’è un punto nel nulla, una piccola stella dove si abbracciano i nostri desideri, i sogni. E noi ci troviamo là, dove la sera si toglie l’abito lungo per vestirsi di notte... dove l’universo è ancora troppo piccolo per farci sentire soli... una dimensione in cui le parole scritte sono sussurri di voce e chiudendo gli occhi si possono sentire i baci, si possono offrire...
Pier" Far l'amoreEstremi incogniti dell’essere ardono glaciali il sangue del piacere brividi che strisciano le ossa rasano la carne solleticano il nervo esplodendo in tendini retti folate di drago strozzandosi poi le viscere in grembo. L’arco della vita teso di mille frecce che vibrano verso il centro del sole oltre alberi nuvole montagne inondando urlanti la luce bianca dov’è lei che attende aprendosi al tuo pensiero. L’apice dell’averti dalle radici guizza oltre il corpo che non vuol ritenere l’immaginar d’entrarti sempre più intenso sempre più immenso rabbonendo poi il vento scemando dolcemente alla quiete come dopo il naufragio come dopo le botte con lo stesso abbandono!
Pier" Piano...piano....Piano piano…come s’una barca a remi…un mare placido...come il moto dei pianeti….come una lieve tristezza…un attimo di tenerezza. Piano piano…come il cerchio della luna…il bagliore delle stelle….il riflesso dell’aurora. Piano piano…come cresce una figlia…come la sera sbadiglia...come la lacrima d’ un capriccio…. come il respiro del suo sonno. Piano piano…ma inesorabilmente ci avviciniamo, come il movimento di tutte le cose nominate che ci accompagnano…piano piano…piano piano.. Pier” Grecia
Quelle tende bianche a strisce blu rigonfiate dalla brezza del mare ti destano con la carezza del sole mattutino, che rimbalza virando fra vetri, specchi e l’ottone del comodino. Ricordi d' infiniti panni stesi che giocano leggeri assumendo forme di sipari, vele, lenzuola quando sotto ci fai l’amore. Rotondità di seni, glutei… coscia fra cosce divaricate piccole e grandi labbra espanse che liberano l’umore tiepido, il desiderio! Ed ora giaci abbandonato, per smarrirti in bonacce senz’alito, con mille femmine ma senza compagnia... Ed il vento sulle tende, un ricordo sotto il cielo arido.
Pier" Il treno perso (2002)
Sentivo il cuore volersi vomitare dalla gola ma non volevo cessare la mia pazza corsa, non avevo gambe, fiato, occhi da guardare. Solo quel treno d’arrivare, quel maledetto carrozzone arrugginito che m’attendeva da sempre. Il marciapiede non era lontano, sentivo l’aria intrisa di esseri strani, Mediorientali, negri d’’Africa, accattoni su panche sradicate, poi olezzo di piscia più deciso negli angoli, dietro i sostegni, luridi vagoni ferroviari all’avvio che tremavano il cemento e mi fuggivano. Mi s’apri il binario che non era percorso, solo un vento di bomba esplosa, una lugubre aria che s’apprestava a riempire il vuoto lasciato dall’ultimo vagone, lontano sulla curva della vita, persa ancora come sempre per le cose che mi sono accorse e che mai avrò. M’accasciai sul lastrone grigio, trattenei appena il capo evitando che si crepasse all’impatto, vidi il mondo di traverso, passi, scarpe, braghe, tacchi, valige, carretti, cani al guinzaglio che fiutavano il vomito essiccato a due spanne dall’occhio. Mi scordavo a volte di tirare il fiato e questo mi provocava delle pugnalate nella gola che rimbalzavano nel cuore ingoiando quell’aria di fretta, perdurava quella lacerazione interiore finché mi riusciva d’emettere ruttando quell’aria non tollerata. Anche le lacrime non sapevano emozionare quell’estasi del nulla, del nessuno che mi sentivo, che ero. Pensai ai convogli che passavano quella stazione senza sostare e mi parve un’idea non male perdersi fra le loro pulegge. Quanto è facile passare di la quando nemmeno la vita ci appartiene. Mi stavo ancora organizzando il funerale quando quattro strisce rosse mi sollevarono a forza con qualche calcetto gentile e bestemmia sussurrata. Pensarono loro a levarmi il porta denari e dirmi chi ero. Assentii, ma non ascoltai quel nome, mi ero già condannato all’anonimato, decisi che non mi meritavo più un’entità. Presi sonno sul pulmino, col vetro freddo sulla guancia. Mi destai di vomito doloroso, fra bestemmie di esseri tutti uguali, tutti ben stirati. Uno sganassone mi schiantò sul bordo della lastra lacerandomi due dita di capo. Mi porse della carta bianca abbastanza morbida quello che portava i baffi. Non ce la feci a ringraziarlo di sguardo, ma lo pensai. Conobbi delle case sapute dal vetro appannato, conobbi quella che era la mia. Svenni non so quanto. La mano della mia compagna mi carezzava con fare maniaco i capelli, veci per aprire totalmente gli occhi ma mi piacque quella situazione da fanciullo. Pensai a mia madre che operava coccolarmi in quella maniera, pensai a lei, mia moglie, che per darmi quell’affetto aveva atteso che perdessi il treno.
Pier”
July 05 BellamoreBellamore
Bellamore Bellamore non mi lasciare,
Bellamore Bellamore non mi dimenticare. Rosa di Primavera, isola in mezzo al mare, lampada nella sera, Stella Polare. Bellamore Bellamore, fatti guardare, nella luna e nel sole fatti guardare. Briciola sulla neve, lucciola nel bicchiere, Bellamore Bellamore, fatti vedere. E vieniti a sedere, vieniti a riposare, su questa poltroncina a forma di fiore. Questa notte che viene non darà dolore, questa notte passerà, senza farti del male. Questa notte passerà, o la faremo passare. Bellamore Bellamore, non te ne andare. Tu che conosci le lacrime e le sai consolare. Bellamore Bellamore non mi lasciare, tu che non credi ai miracoli ma li sai fare. Bellamore Bellamore fatti cantare, nella pioggia e nel vento, fatti cantare. Paradiso e veleno, zucchero e sale, Bellamore Bellamore, fatti consumare. E vieniti a coprire, vieniti a riscaldare, su questa poltroncina a forma di fiore. Questo tempo che viene non darà dolore, questo tempo passerà, senza farci del male. Questo tempo passerà o lo faremo passare. Pier" Ponderando...A volte è una canzone che mi porta a te...altre volte sono i colori della nostalgia a farlo, altre ancora sono i sogni della solitudine che assumono le tue sembianze. Ed io sono qui...con la mia promessa di aspettare qualcosa che non so, anestetizzando il mio amore...il mio dolore. Spesso ho atteso invano i favori della vita, molte volte mi sono illuso...altre nemmeno ci speravo più tanto era palese quell'assurda opportunità. Così resto in attesa, senza aver nulla da perdere se non il mio tempo svalutato giorno dopo giorno...in eccesso di ribasso, con le mani appoggiate alla soglia e lo sguardo mirato in quel vuoto oltre la finestra, in quella lontananza senza punti di riferimento...come per un ago di bussola impazzito, cercando un motivo plausibile a questa bonaccia, una ragione che ormai respira a fatica, e sarebbe già spirata se non fosse per la forza del mio cuore, del mio amore.
Pier” Sull'abbandono...Non si calpesta un amore...
Non si calpesta un amore, quell’erba d' innocenti steli gracili da spezzarsi ad un soffio appena più severo. Riverranno quei gambi verde smeraldo trapassando asfalti, cementi, pietre, per riavere ancora quel sole, quella luce. Sostando nella notte per scoprirsi all’aurora cosparsi di lacrime fresche, finche il nuovo astro, la brezza novella, essiccherà quella commozione finché l’amore si scoprirà… appassito!
Pier"
Non si affoga un amore...
Non si affoga un amore, quella sabbia bianca non sa più liberarsi nel vento, sorpresa dalla marea, sommersa. Aspetterà la bassa, tergerà ai raggi, all’aria, virerà poi in tonde curve spensierate, appesa alle nuvole candide. Finché l’amore ormai assente la scoprirà arida… abbandonandoti nei tuoi deserti!
Pier"
Parole...Il piacere di scoprire definizioni nuove,
suoni mai uditi, significati sconosciuti. Amare le alternanze delle vocali, consonanti, particelle grammaticali, punteggiature come decori. Tempi di verbi, coniugazioni lontane come le storie che vai a narrare, giocando con i linguaggi, i concetti. Descrizioni di tonalità, distanze tinteggiate di colori, come ricordi tenui, espressivi della visione di cui godi nel ripassare, poi correggere. Rendere più scorrevole lo scritto, con l’innesto di altri lemmi scomposti, ricomposti con suoni nuovi, più adatti, dolci da pronunziare. Bella la lingua Italiana, bello comporla, abbozzarla. Descrivere quelle sottigliezze della vita, accogliendole nell’anima mutevole, nel sogno tuo. Bello il punto e virgola, l’apostrofo a mezz’aria, i puntini di sospensione che trattengono il fiato, il più autorevole, non opinabile, quello a capo. Bello chi ne gode la lettura. “Azzurre trasparenze, lontananze!” Pronunziar il fraseggio a toni bassi, sibilanti, percepiti appena. Splendido il non resistere dall’accordare qualsiasi armonia che mi detta la mente, in quelle notti che m’avverte della sua voglia di viaggiare, narrar di quei mondi vergini, per chi ne sa rallegrarsi, amando queste gradevoli incisioni d’inchiostro sulla carta, che prima era bianca, vuota, come la vita anzi!
Pier" |
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